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Alessandria, città ferita

Rete Due, giovedì 18 settembre, 09:00

  • 18.09.2014, 11:00

Il richiamo della Storia si avverte a ogni angolo di Alessandria: le rovine greco-romane, i palazzi d'epoca coloniale, i caffè in stile liberty con i tavolini all'aperto, in auge nella Belle Epoque. Un secolo fa ad Alessandria la maggior parte degli abitanti parlava almeno 5 lingue: greco, francese, inglese, italiano ed arabo. Accanto alle moschee, le chiese e le sinagoghe. Gli europei erano un terzo della popolazione della città e arrivavano e partivano con i piroscafi.

Oggi il panorama è mutato: le comunità straniere sono quasi scomparse. La città è cresciuta a dismisura e conta oltre 4 milioni di abitanti. I palazzi storici – anneriti dallo smog – cadono a pezzi per mancanza di manutenzione. Molti vengono abbattuti per costruire al loro posto grattacieli abusivi innalzati in fretta, con materiali scadenti. La Bibliotheca Alexandrina, inaugurata 12 anni fa, sembra la classica “cattedrale nel deserto” in una città ferita dalla povertà e dalla trascuratezza.

Eppure, c'è chi ad Alessandria ancora si batte per la conservazione di un patrimonio storico e culturale ricchissimo. Dopo la Rivoluzione del 2011, arte, teatro e musica hanno ricevuto un nuovo impulso e cercano nuovo pubblico nei quartieri popolari, nelle strade, fra chi non è mai entrato in un cinema o in un teatro in vita sua. E il Mediterraneo? Ad Alessandria si arriva solo in aereo o via terra, dal Cairo. Non c'è più neppure una nave passeggeri che porti a Beirut, ad Atene o a Cipro. Il Grande Mare non è più un'occasione di scambi e di conoscenza reciproca, ma è diventato una barriera che separa i popoli e le culture.
Michela Sechi

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