
Calais, ultima frontiera
Laser 22.12.2014, 10:00
Contenuto audio
L’onda lunga di “Mare Nostrum” è arrivata fino alle sponde dell’Atlantico. Tra l’estate e l’autunno 2014, migliaia di migranti soccorsi nel Mediterraneo dalle navi della Marina Militare italiana hanno lasciato il Belpaese e si sono diretti verso il Nord Europa.
Calais, città francese affacciata sul Canale della Manica, rappresenta il punto d’arrivo per migliaia di profughi che sognano di raggiungere il Regno Unito. Nel corso del 2014 il numero dei profughi presenti in città è passato dai 300-350 di gennaio ai 1.200-1.500 di ottobre: uomini, donne e persino bambini in fuga dalla Siria, dall’Eritrea, dal Sudan, dall’Ethiopia e dall’Afghanistan. Ma per loro, in città, non c’è accoglienza, sono costretti a vivere in condizioni drammatiche all’interno di accampamenti abusivi alla periferia di Calais (le cosiddette jungle), o in edifici abbandonati senza acqua corrente, né servizi igienici. Da anni, il governo di Parigi e le autorità locali portano avanti una linea di tolleranza zero verso i migranti nella speranza che la mancanza di accoglienza possa rallentare il flusso di persone che vogliono raggiungere l'Inghilterra. I soli a prendersi cura dei migranti sono i volontari locali, riuniti in varie associazioni, che distribuiscono cibo, vestiti, tende, scarpe e ogni cosa di cui i profughi possano avere bisogno.
L’obiettivo di tutti è arrivare in Inghilterra. Ma i 52 chilometri che separano Calais dalla costa inglese sono i più difficili da percorrere. Entrare in porto è praticamente impossibile: un doppio reticolato metallico e la presenza costante della polizia lo rendono una fortezza impenetrabile. Il solo modo per riuscire a passare, è nascondersi all’interno di uno dei tanti camion che arrivano in città ogni giorno per imbarcarsi sui traghetti diretti a Dover. Gruppi di migranti attendono agli incroci che un camion rallenti, controllano meticolosamente le piazzole di sosta, arrivano persino a gettarsi in massa in mezzo all’autostrada per costringere i pesanti mezzi a fermarsi. Una situazione estremamente pericolosa sia per i profughi, sia per gli autotrasportatori che rischiano pesanti sanzioni se trasportano, a loro insaputa, un gruppo di migranti nascosti nel rimorchio.

