Laser
Lunedì 25 luglio 2016 alle 09:00
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Crescere tra Mogadiscio e Roma
Laser 25.07.2016, 11:00
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“Si trova rifugio o dimora ogniquando si trova qualcuno disposto ad ascoltarci. Perché allora smettiamo di essere estranei e stringiamo radici” Così racconta la scrittrice italo-somala Ubah Cristina Ali Farah da sempre attenta alle dinamiche migratorie, all’educazione interculturale, al senso della Storia e della memoria per un popolo. Dopo il suo primo romanzo “ Madre Piccola” ritorna con un altro ricco romanzo “ Il Comandante del fiume” (sempre edito dall’attenta casa editrice romana 66tha2nd), un romanzo definito, da molti critici, il primo romanzo di formazione post-coloniale italiano.
Intrecciando leggende, storie, miti somali alla storia dell’inquieto diciottenne Yabar, che vive a Roma con la madre Zahra, la scrittrice Cristina Ali Farah ci mostra il percorso di crescita di un giovane di seconda generazione nella melting pot capitolina, alle prese con la ricostruzione non solo della Storia del suo Paese d’origine, ma anche della sua storia personale, familiare, ombreggiata da reticenze e segreti sull’abbandono del padre. È l’occasione per affrontare questioni sull’identità, sul senso di apparenza ad una comunità scelta come patria elettiva o ad una religione, sull’importanza della rete amicale e della famiglia “ allargata”. Yabar, attraverso flashback, immersioni nel suo microcosmo multietnico ed un viaggio di “punizione” a Londra, ricorda, domanda, conosce, s’arrabbia ma alla fine cresciuto, comprende che “il comandante del fiume sa distinguere il bene dal male, ne conosce l’essenza. Non tradisce la fiducia del popolo, non abbandona la sua famiglia, non uccide gli innocenti. Finalmente, dopo tanti anni, capisco. Non è mio padre, sono io Yabar, il comandante del fiume”.

