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Deradicalizzazione. La scommessa saudita

di Emanuele Valenti

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  • 31.10.2018
  • 23 min
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In Arabia Saudita i funzionari governativi ripetono da tempo che il paese non ha nulla a che fare con l'estremismo islamico, in casa e fuori. Parole in contraddizione con la rigida lettura dell'Islam proposta dal Wahhabismo, la corrente che ha sempre dominato la vita religiosa del Regno, e con il supporto diretto o indiretto che diverse organizzazioni saudite hanno dato ai gruppi islamici più radicali in giro per il mondo (Africa, Medio Oriente, Asia).

In realtà le dichiarazioni del governo e le riforme per deradicalizzare la società confermano proprio l'ambiguità del passato.

Il punto di partenza è il sistema educativo. Il governo sta rivedendo i testi scolastici, riscrivendo i programmi, licenziando gli insegnanti di religione non considerati più adatti al nuovo corso. Nelle moschee (controllate dallo stato) sta avvenendo una cosa simile.

Non tutti sono d'accordo. Per paura nessuno vuole parlare in maniera esplicita, ma nei luoghi più conservatori si possono raccogliere voci, come fa questo radio documentario, che mettono in luce le difficoltà del processo di deradicalizzazione e le sue contraddizioni.

La riforma del sistema educativo segue un altro progetto, quello della riabilitazione dei cittadini sauditi condannati per terrorismo. Progetto che va avanti da più di dieci anni, secondo il governo con ottimi risultati. Questo radio documentario vi porta anche dentro il Centro Mohammed Bin Nayef, che ospita da anni ex-miliziani di al-Qaida e dell'ISIS.

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