Foča: lo stupro come arma di guerra

di Elisabetta Jankovic

Il 23 febbraio 2001 il Tribunale Internazionale dell’Aja condannò a 28, 20 e 12 anni di carcere, con l’accusa di stupro ai danni di numerose donne bosniache, Dragoljub Kunarac, Radomir Kovac e Zoran Vukovic, miliziani serbi. Fu una sentenza storica perché per la prima volta si riconosceva lo stupro come crimine contro l’umanità.
I fatti a cui si riferivano le sentenze di condanna risalivano all’estate del 1992 quando a FoÄa, cittadina sulla Drina nella Bosnia orientale, a 70 chilometri da Sarajevo, i miliziani serbi entrarono di notte nelle case dei musulmani uccidendo, torturando, stuprando. In una palazzina adibita a palestra furono raccolte decine di donne che subirono sevizie e violenze di gruppo solo a causa dei loro nomi musulmani. FoÄa divenne uno dei simboli della pulizia etnica messa in atto dai serbi e ad oggi nessun musulmano è tornato ad abitarla.
Ma la condanna dei tre imputati non ha soddisfatto del tutto Bakira Hasecic, che ha fondato nel 2003 l’associazione “ Donne vittime della guerra” e che ogni anno, tra le tante attività che svolge, organizza un pullman diretto a FoÄa, per portare una corona di fiori davanti alla palazzina Partizan, la palestra dove avvenivano gli stupri, e davanti al carcere dove venivano concentrati i prigionieri musulmani durante la guerra. Bakira denuncia altri criminali ancora in libertà e vorrebbe che si facesse luce fino in fondo sulle responsabilità delle atrocità commesse.
Quest’anno, il venti agosto, siamo saliti anche noi sul pullman organizzato dall’Associazione “Donne vittime della guerra” per testimoniare una ferita mai rimarginata e per raccontarla ai microfoni di Rete Due.
 
 
Brani Brani in onda Sinfonie d-Moll - Alexander Vedernikov; DIR / Orchestra della Svizzera italiana; ENS Ore 9:35