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Gambero rosso: cosa c’è dietro al marchio di Mazara

In collaborazione con Carlotta Indiano e il supporto di Journalismfund Europe 

  • Oggi
  • 26 min
  • Eleonora Vio
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Il gambero rosso di Mazara è diventato negli anni un simbolo del made in Italy, ma il suo successo si regge sempre meno sulla pesca locale e sempre più su logiche di branding e mercato. Nato come prodotto poco valorizzato, il gambero ha conosciuto il boom negli anni ’90 grazie all’industrializzazione della pesca a strascico e all’espansione verso i fondali libici, ricchissimi di risorse. Attorno a questo crostaceo si è costruita una vera economia del lusso, sostenuta da campagne commerciali e strategie mediatiche che hanno trasformato il “gambero di Mazara” in un marchio globale più che in una reale denominazione d’origine.

Una stima prudente dell’indotto  legato al “brand” gambero rosso di Mazara può collocarsi tra 80 e 150 milioni di euro annui

Una stima prudente dell’indotto legato al “brand” gambero rosso di Mazara può collocarsi tra 80 e 150 milioni di euro annui

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Nel frattempo, però, la pesca intensiva ha impoverito il Mediterraneo, mentre la chiusura delle acque libiche, i sequestri dei pescherecci, l’aumento dei costi del carburante e i vincoli europei hanno messo in crisi la marineria mazarese. Sempre più armatori denunciano un sistema non più sostenibile economicamente. Sullo sfondo emergono anche pratiche opache come i trasbordi in mare aperto: gamberi pescati da flotte nordafricane verrebbero trasferiti su pescherecci italiani e immessi sul mercato come prodotto “di Mazara”. Una dinamica difficile da controllare ma considerata da molti pescatori una forma di sopravvivenza. Il risultato è una domanda inevitabile: il gambero rosso di Mazara è ancora un’eccellenza territoriale o ormai soprattutto un’etichetta commerciale?

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