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I canti del terrore. Musica, propaganda e jihad

di Mattia Lento e Manuela Ruggeri

  • 13.07.2017, 11:00
I canti del terrore. Musica, propaganda e jihad
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Giovedì 13 luglio 2017 alle 09:00
Replica alle 22:35

In Europa si parla ormai da tempo del fenomeno di radicalizzazione di molti giovani, spesso di origine musulmana, che sono diventati bersaglio di una propaganda efficace, diffusa soprattutto attraverso internet. Se ne sente parlare molto, ma come funziona il proselitismo jihadista in rete? Che strumenti utilizza? La musica gioca un ruolo fondamentale in questo processo. Le melodie jihadiste, benché proibite, hanno invaso la rete e sono accompagnate da testi in molte lingue, tra cui inglese, francese e tedesco, che esprimono violenza, rabbia, voglia di rivalsa e frustrazione. Le anasheed, i canti sacri della tradizione salafita, non considerati propriamente musica dall'ortodossia, sono prodotti molto sofisticati che rivelano una forte consapevolezza del rapporto tra suono, persuasione e incitamento all'azione. Questa propaganda occorre conoscerla oppure soltanto censurarla? Luis Velasco-Pufleau, musicista e musicologo messicano residente in Francia impegnato da anni a studiare i rapporti tra musica e propaganda jihadista, ha le idee chiare a riguardo.

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