LASER
Lunedì 06 marzo 2017 alle 09:00
Replica alle 22:35
È definito il “partito che non c’è”, dato che non ha una campagna di tesseramento, non sono indetti congressi e non rende pubblici i nomi dei finanziatori né come sono ottenuti i fondi. Ma riesce a intercettare il sentimento popolare e la convinzione che ci sia un forte scollamento tra politica e problemi dei residenti. Il PVV – Partito per la libertà di Geert Wilders, non ha un proprio programma. Le apparizioni pubbliche del leader sono organizzate solo a fini propagandistici e hanno l’unico obiettivo di suscitare scalpore e polemiche, come le ultime dichiarazioni nei confronti degli immigrati provenienti dal Marocco (definiti “feccia”) e le periodiche affermazioni contro l’Europa, l’Euro e la comunità musulmana. Slogan e comportamento che si sono dimostrati efficaci e vincenti in occasione delle precedenti elezioni nazionali e locali.
Il PVV è dato per favorito all’imminente appuntamento per il rinnovo della Camera Bassa. In una realtà politicamente molto frammentata, i partiti sulle liste dovrebbero essere una trentina, Wilders potrebbe ottenere circa due milioni e mezzo di voti (la popolazione dei Paesi Bassi supera i 16 milioni di abitanti), e dare nuova fiducia agli altri esponenti populisti in Europa. Abbiamo visitato Maastricht, cuore d’Europa, 25 anni dopo la firma del Trattato che istituì l’Unione e definì le basi della moneta unica, da dove Wilders proviene e dove si percepiscono con maggiore forza la lontananza dai centri di potere e i principali temi in discussione nel corso della campagna elettorale.

