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L’Onda che travolge la Via Emilia

di Marzio G. Mian

  • 01.11.2018, 11:00
iStock-Scheda di votazione, Mano, Mano umana, Raduno politico, Italia
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Giovedì 1. novembre 2018 alle 10:00
Replica alle 22:35

Era il bastione rosso, la regione governata per oltre settant’anni dal partito unico; un monopolio passato di mano dal Partito comunista alle varie sigle che hanno ereditato quella tradizione, fino all’attuale Partito Democratico. Ma a quasi trent’anni dal Muro di Berlino, in Emilia Romagna quel sistema è crollato. Travolto dalla cosiddetta Onda del Cambiamento. Ora il movimento 5 Stelle è il primo partito, il Centro Destra la prima area politica, trainata dalla Lega di Matteo Salvini. Il Pd lo scorso marzo ha perso 350 mila voti rispetto al 2013, la Lega ne ha guadagnati 389 mila. Dopo 73 anni, sono cadute roccaforti come Imola. Gli operai del Modenese si dichiarano sovranisti. Lungo la Via Emilia non si trovano militanti per organizzare le feste dell’Unità, tutte chiuse le Case del Popolo; nei bar, invece, attecchisce il populismo e si applaude alla politica anti-immigrazione del governo. Per capire la crisi della Sinistra italiana alle prese con quella che viene chiamata una “attraversata nel deserto”, bisogna andare nella terra dove per decenni ha goduto di consensi bulgari e gestito un potere totale: economico, amministrativo e sociale. Dalle spiagge romagnole, alle colline del Forlivese, fino al distretto della ceramica di Sassuolo, sindaci, intellettuali, ex militanti raccontano la fine di un mondo. C’è chi resiste, alcuni riconoscono gli errori, molti accusano dirigenti e amministratori di essere diventati una nomenklatura arroccata se non arrogante. La prossima primavera si voterà per il governo della Regione. Il Partito democratico si prepara a combattere la sua battaglia di Stalingrado per non essere travolto dall’Onda.

Al montaggio del reportage di Marzio G. Mian ha collaborato Marco Mishef

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