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L’enigma catalano

di Guido Piccoli

  • 21.12.2017, 10:00
Lex presidente della Generalitat di Catalogna Carles Puigdemont in un discorso a favore dell'indipendenza catalana a Bruxelles, il 7 dicembre 2017

Lex presidente della Generalitat di Catalogna Carles Puigdemont in un discorso a favore dell'indipendenza catalana a Bruxelles, il 7 dicembre 2017

  • Keystone

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Giovedì 21 dicembre 2017 alle 09:00
Replica alle 22:35

Nessuno sa come potrebbe finire. Quello che succede in Catalogna, una delle regioni più ricche d’Europa -e sicuramente della Spagna- è qualcosa d’imponderabile e perfino drammatico, nonostante nessuno adesso immagini conseguenze tragiche, con violenze di strada e vittime, e tanto meno l’apparizione del terrorismo che, ad esempio, ha insanguinato per decenni i vicini paesi baschi. Proprio oggi, 21 dicembre 2017, dalle urne catalane potrebbe uscire una risposta importante riguardo al dilemma che si vive a Barcellona e dintorni: la Catalogna rimarrà un dipartimento spagnolo o diverrà il ventinovesimo stato europeo? Ne parlano sei catalani, schierati sui fronti opposti di quella che ormai, vista la divisione esistente, si può definire una barricata. Sono docenti universitari, operatori culturali e psicanalisti. Oltre ad essere uniti dall’uso più o meno incerto dell’italiano, i testimoni dell’attuale parapiglia catalano fanno valutazioni, esprimono sensazioni, raccontano episodi vissuti, manifestano speranze e inquietudini. Dimostrando di essere sì protagonisti, ma soprattutto, anche loro, spettatori di una realtà dal movimento e dal futuro, incerti e oscuri, che nessuno di loro, fino a poco tempo fa, avrebbe concepito possibili.

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