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La Svizzera secondo Lukas Bärfuss

di Natascha Fioretti

  • 01.12.2016, 10:00
Lukas Bärfuss

Lukas Bärfuss

  • Keystone

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Giovedì 1. dicembre 2016 alle 09:00
Replica alle 22:35

Se Friedrich Dürrenmat il 22 novembre del 1990, nel suo famoso discorso tenuto in occasione della consegna del Premio Duttweiler, descrisse la Svizzera come una prigione, 26 anni dopo, Lukas Bärfuss, in un articolo pubblicato sulla tedesca Frankfurter Allgemeine Zeitung, definisce la Svizzera un paese in preda alla follia tirandosi addosso non poche critiche sia del mondo politico che letterario. Per questo, per il suo impegno sociale, per le sue idee, la sua irriverenza verso i poteri forti e il suo parlare schietto, il drammaturgo e scrittore svizzero nato a Thun 44 anni fa, è stato soprannominato il Max Frisch dei giorni nostri. Vincitore dello Schweizer Buchpreis nel 2015 con il romanzo "Koala", lo abbiamo incontrato per chiedergli che cosa davvero pensa del suo paese, la Svizzera, e se davvero abbiamo motivo di preoccuparci. Ne è uscita una riflessione a tutto campo sulla politica, il potere finanziario, l'emergenza immigrazione, la crisi dei media e il ruolo dello scrittore. E alla fine, pur non risparmiando critiche a nessuno, la sua è una analisi onesta e costruttiva, non senza speranza per un futuro migliore.

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