Gruppo di operai sull’Albigna (Courtesy Hans Steiner / Ciäsa Granda Stampa)

La diga dell’Albigna: voci e memorie di un cantiere

di Paola Beltrame e Andrea Tognina


Martedì 28 aprile 2015 alle 09:00
Replica alle 22:35

Il 24 ottobre del 1954 gli elettori di Zurigo approvarono un credito per la realizzazione di impianti idroelettrici in Val Bregaglia. Quel giorno le campane di tutte le chiese della valle grigionitaliana suonarono a festa. I lavori sembravano offrire nuove prospettive economiche a una regione periferica a rischio di spopolamento.

Il nucleo degli impianti voluti dall’azienda elettrica della città di Zurigo era costituito da un grande lago artificiale nella conca dell’Albigna, a 2100 metri di altitudine, con un invaso di oltre 70 milioni di m.

I lavori iniziarono nel 1955 e proseguirono fino al 1960. L’arrivo in Bregaglia di parecchie centinaia di operai, per lo più italiani ebbe un grande impatto sulla vita della valle. Accanto al cantiere della diga sorse un villaggio di baracche, dove per tutta la durata della costruzione alloggiarono circa 500 lavoratori.

A sessant’anni dall’inizio dei lavori, le voci di chi partecipò alla costruzione della diga dell’Albigna raccontano il lavoro e la vita quotidiana in un cantiere in alta montagna nel pieno del boom economico degli anni Cinquanta.

Queste e altre voci si potranno ascoltare anche nell’ambito di una mostra alla Ciäsa Granda di Stampa e alla galleria Il Salice di Castasegna, dedicata alle stampe e ai dipinti dall’artista bernese Emil Zbinden e alle immagini del fotografo bernese Urs Beyeler realizzate sul cantiere dell’Albigna. La mostra sarà aperta da giugno a ottobre 2015.

Le interviste sono state realizzate grazie al contributo della Fondazione svizzera per la radio e la cultura, della Pro Grigioni Italiano e dell’Archivio storico della Bregaglia.

 

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