Laser

La memoria nella pelle: la storia di Azra

Rete Due, Lunedì 30 giugno, 09:00

  • 30.06.2014, 16:36
Soldati bosniaci, 1995

Soldati bosniaci, 1995

  • Keystone

LASER
Lunedì 30 giugno 2014 alle 09:00
Replica alle 22:35

I centennale della prima guerra mondiale riporta i Balcani al centro dell’attualità internazionale. Sarajevo teatro dell’attentato all’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono austro ungarico, è considerato il luogo nel quale si produsse quella scintilla che avviò il primo conflitto globale della storia. Ma Sarajevo è anche stata teatro del più lungo assedio del XX secolo, quello messo in atto dalle forze serbe tra il 1992 e il 1995. E se la memoria della Grande Guerra è ormai consegnata ai monumenti, alle targhe, alle lapidi, ai libri di storia, quella della guerra recente è vissuta da milioni di persone sulla propria pelle, come una ferita aperta. La storia che ci racconta Laser è quella di una donna coraggio. Azra Ibrahimovic, 45 anni, ha vissuto in prima persona gli anni dell’assedio. Oggi si occupa di progetti per riconciliare i bosniaci a Srebrenica, la città teatro del più grande massacro della recente storia europea. Fu proprio in quell’area, nel villaggio di Skelani che Azra vide per l’ultima volta, aveva 13 anni, suo padre e suo fratello. Solo 15 anni dopo, grazie ai test del DNA sugli scheletri rinvenuti nelle fosse comuni, Azra ebbe la certezza di quanto successo: dopo l’arresto il padre e il fratello furono uccisi con un colpo di pistola alla nuca, i corpi gettati nella Drina. Rinvenuti più a valle nel fiume, furono poi gettati in una fossa comune. Oggi Azra racconta, parla dell’importanza della memoria, della verità e della riconciliazione.
Roberto Antonini

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