I luoghi simbolo di Tunisi - come la Medina, l'Avenue Bourguiba, il porto della Goulette – non sono più gli stessi dal 14 gennaio 2011. La Rivoluzione Tunisina, che ha deposto il dittatore Ben Alì, ha avuto come palcoscenico la città e ha cambiato la percezione che i suoi abitanti hanno del paesaggio urbano. La Kasbah un tempo era la sede dei palazzi del potere; oggi è diventata il luogo dei sit-in che nel 2011 fecero cadere due governi. L'Avenue Bourguiba - dove non si poteva parlare di politica perché “anche i muri avevano orecchie” - è oggi diventata il teatro di ogni corteo e protesta: è la via dove i tunisini possono finalmente gridare la loro libertà. La polizia segreta non fa più paura: adesso è il palazzo del Ministero dell'Interno che deve circondarsi di filo spinato, per proteggersi dagli assalti della folla. Tunisi si è svegliata da un lungo sonno e – pur fra mille difficoltà – guarda avanti. E si riscopre bella, perché oltre ai suoi gioielli storici e architettonici può esibire adesso uno spirito nuovo, quello di un popolo che ha ripreso in mano la propria dignità e il proprio destino. All'islamismo militante, che sta investendo il Nordafrica, contrappone la sua anima Mediterranea. “Siamo stati il crocevia di tutte le civiltà, siamo stati fenici, punici, iberici, arabi, ottomani...” raccontano gli abitanti di Tunisi. “Queste radici sono nei nostri geni e non possono essere cancellate tanto facilmente”.
Michela Sechi
La primavera di Tunisi

