Laser
Venerdì 18 dicembre 2015 alle 09:00
Replica alle 22:35
Ricondurre il mondo a Cristo, riallacciare profondi legami con “gli uomini e le donne di buona volontà” nell’impegno comune per la pace, le libertà fondamentali e la scienza, vivere la liturgia come “fonte e culmine della vita ecclesiale”: con quattro Costituzioni, tre Dichiarazioni e nove Decreti si chiudeva l’8 dicembre del 1965 il Concilio Vaticano II, il più grande tentativo compiuto dalla Chiesa cattolica di modernizzarsi dall’inizio della sua storia. Un Concilio che fu opera di Papa Giovanni XXIII, “papa buono” e innovatore, che fu concluso da Paolo VI e al cui esito nei decenni a seguire però venne messo una sorta di silenziatore. Oggi il Giubileo straordinario, aperto proprio l’8 dicembre, sembra voler riprendere il filo sospeso di quella “rivoluzione” nelle intenzioni di Papa Francesco, che dall’inizio del suo pontificato sembra fare ricorso con forza proprio a quel messaggio conciliare. Un messaggio destinato ad aprire tante porte: a prendere parte a quell’Assemblea di vescovi e cardinali che popolò le due gradinate della basilica di San Pietro per tre anni ci fu infatti anche un piccolo manipolo di donne, le 23 Madri del Concilio, che per la prima volta, anche se solo come uditrici, fecero sentire la voce delle donne nella Chiesa. Con Marinella Perroni, teologa, ripercorriamo a distanza di 50 anni la lunga e incompiuta strada del Concilio Vaticano II.

