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Libri, una passione di famiglia

di Sabrina Faller

  • 21.05.2018, 11:00
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Lunedì 21 maggio 2018 alle 09:00
Replica alle 22:35

La Casa Editrice Leo S. Olschki, 132 anni di vita vissuta intensamente, costituisce una forza di particolari caratteristiche nel vasto panorama dell'editoria italiana. Per lunga tradizione, l'attività si identifica con il settore delle scienze umanistiche nella più vasta accezione del termine. Nonostante che la maggioranza dei libri sia in italiano, circa la metà del fatturato è destinato all'estero. La sigla "dal cuore crociato e diviso", come la definì Gabriele D'Annunzio, è familiare agli specialisti, agli studiosi, ai bibliotecari di tutto il mondo e ha un particolare significato per gli istituti culturali e le università. La storia comincia nel 1883, quando Leo Samuel Olschki, figlio di un tipografo operante nella cittadina di Johannisburg nella Prussia orientale, decide di trasferirsi in Italia, prima a Verona, poi a Venezia e finalmente a Firenze, per tentare la fortuna nell'ambito dell'editoria e dell'antiquariato librario. È una storia che vede momenti difficili nel Novecento, nel diffuso sentimento antigermanico che pervase l'Italia alla vigilia della prima guerra mondiale e con l'avvento del fascismo e delle leggi razziali, senza dimenticare l'alluvione del '66 che si portò via tanta parte del patrimonio cartaceo dell'ormai prestigiosa casa editrice. Di recente l'Istituto di Studi Italiani dell'USI ha avviato una collaborazione con Olschki per pubblicare tesi di dottorato particolarmente meritevoli e opere inedite o da tempo esaurite che rivestono speciale importanza culturale. A Firenze, nella cinquecentesca villa Il Palagio, abbiamo incontrato Daniele Olschki, della quarta generazione, che ci ha raccontato le alterne vicende di una famiglia che ha fatto della promozione della cultura umanistica il suo vessillo.

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