Laser

Lidia Menapace

Con Lidia Menapace, Andrea Bigalli, Francesco Comina, di Massimo Tarducci

  • 13.02.2017, 10:00
Lidia Menapace

Lidia Menapace

  • Wikipedia, dumplife (Mihai Romanciuc), flickr

LASER
Mercoledì 17 maggio 2017 alle 09:00
Replica alle 22:35

“Io, t’assicura
non cangerei la mia misera sorte
con la tua servitù. Meglio d’assa
lo star qui ligio a questa rupe io stimo,
che fedel messaggero di Giove”.
Eschilo dal “Prometeo”

Una voce ancora intonata ai nostri tempi. La lucidità mai disperante di una donna già oltre i novanta anni. Da cogliere nei suoi occhi dilatati di generosa fierezza piemontese i salti repentini dentro la storia politica dell’Italia che fu, che è stata e che mai sarà. La guardi e naturale diventa la tua posa nell’ascoltarla. Ti affabula in un via vai di ricordi che affascinano in un ascolto visivo. Snocciolando in un saliscendi di emozioni la sua corsa colma di alti voti per una educazione civica da far drizzare i capelli a coloro che oggi si rincorrono tra le poltrone del potere. Di quei pochi che si prendono cura della nostra esistenza legittimando su di noi la loro forza finanziaria. La loro magra intraprendenza non ha ostacoli. E allora Lidia a tal cospetto si rimbocca le maniche e articola attraverso un magico sapere di vita, parole che diventano tronchi per guadare il primo devastante ventennio della nostra Italica storia targata novecento. Vien voglia di rivederla adesso come settanta anni fa in sella alla sua mitica bicicletta che ne fece di lei una staffetta partigiana pronta a tutto nel silenzio della sua corsa perdurante. E ritrovarla poi decisa e battagliera senza spade o pistole offensive come mai ebbe nel suo trascorso di partigiana a delinearsi all’interno di quadri politici che stentavano a maturarsi di colori cattolici o comunisti, dopo l’Italia annichilita dalle furbate mussoliniane. Le sue risposte alla crescente voglia di Costituzione della nuova scaturita dai cumuli di macerie, dalle distruzioni psicologiche di una guerra devastante ne fanno una Lidia donna pronta al barrage politico, destando con le sue intuizioni di futura e fervente pacifista le voglie anticonformiste di centinaia migliaia di donne comuni di ogni dove. I conti di Lidia con la sua condizione giornaliera di donna in carriera votata al rispetto verso le comunità tracima anche i suoi colori politici nati ed evoluti all’interno della sua famiglia. E verranno i giorni delle rivolte di quegli anni accatastati dentro un numero ribelle il ’68. E Lidia naviga a vista ricercando nel suo gioco del sapere e del sapersi confrontare dialetticamente verso compagini e compagni di avventura pronti ad unirsi, per dare dell’Italia un’immagine diversa di quella colorata dal bianco sfondo con lo scudo crociato. Saranno gli anni belli della sua partecipazione alla creazione e diffusione di un nuovo giornale politico: il Manifesto. E poi come in sella alla sua bicicletta partigiana si cominceranno ad intravedere quei nuovi e futuri saliscendi che la porteranno a divorare kilometri di strade ferrate per portare ovunque lei stessa, lei, la Lidia. Dibattiti, convegni, campagne referendarie, presentazioni di libri ovunque fin dentro il Parlamento della sua Repubblica e infine come senatrice e come donna e che donna!

Tecnico del suono Nicola Cavina. Musiche di Fabrizio De Andre’

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