LASER
Mercoledì 02 maggio 2018 alle 09:00
Replica alle 22:35
Di tante città penso che Lipsia sia la città di carta ideale e, se oltre al libro che più la rappresenta, o meglio la introduce, potessi scegliere anche la tipologia di carta, opterei per una carta di riso stratificata e consistente, con le fibre grezze ben in rilievo. Perché Lipsia, “la piccola Parigi che educa il suo popolo”, come amava definirla J. W. Goethe, ha mille strati e mille volti tanto che di soprannomi nella sua lunga vita se n'è guadagnati già molti: città del libro, città della musica, città della fiera, città dell'arte, città universitaria e della letteratura. Tutti meritati e tutti palpabili, visibili quando, a piedi o in bicicletta, si percorrono le strade del centro o gli ampi viali alberati costellati di tigli.
Anticamente crocevia di importanti interessi commerciali, grazie alla sua posizione strategica a metà tra la via Regia e la via Imperii, nel 1497 insignita dello statuto di fiera imperiale per poi conquistare, nel Novecento, il titolo di “Mercato d'Europa”, Lipsia è sempre stata una città vivace e all'avanguardia, fucina di talenti, precorritrice di tendenze e culla di certa, magnifica cultura europea. Mentre oggi, risorta dalle ceneri del muro e della DDR, concorre a diventare una metropoli internazionale e molteplice.
In questa puntata di “Laser” ne percorriamo l'animo più letterario e cartaceo insieme a Bernd Weinkauf, scrittore, esperto di Goethe e della città, Oliver Zille, direttore della Fiera del Libro, la più importante d'Europa insieme a quella di Francoforte, Roberta Gado, traduttrice, e Clemens Meyer, scrittore contemporaneo e autore del romanzo “Eravamo dei grandissimi”.
E che sia la città dei tigli o della cultura, della musica o dell'arte, non è una piccola Parigi e nemmeno una piccola Berlino, come molti oggi amano definirla: Lipsia è Lipsia e vi conquisterà con il suo spirito, i suoi colori e i suoi profumi, i suoi viali, la sua storia e la sua gente.

