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Lo sport per sentirmi vivo

La squadra olimpica dei rifugiati VERSO Parigi 2024

  • Imago Images
  • 20.6.2024
  • 26 min
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  • Scienze umane e sociali
Di: Alessandro Bertellotti

Si chiamano Eyeru, Iman, Musa, Farzad, Mahboubeh. Hanno due cose in comune. Sono rifugiati e parteciperanno ai giochi olimpici di Parigi 2024. Quasi quaranta atleti d’élite ma senza bandiera nazionale saranno presenti sui campi di gara tra pochi giorni nella capitale francese. E – per la prima volta – alcuni hanno serie possibilità di conquistare una medaglia. Lo sport da alcuni anni ha assunto un ruolo importante nelle realtà delle comunità rifugiate. E i giochi olimpici sono il momento più significativo per comprendere il valore sociale delle diverse discipline praticate. E gli atleti rifugiati presenti a Parigi avranno il privilegio di sottolineare le ragioni per cui lo sport esiste: condividere una passione, rispettare le diversità, vivere in pace e in armonia, affrontare con lo spirito olimpico sia le vittorie sia le sconfitte.

Con Filippo Grandi, Alto Commissario UNHCR, gli atleti Musa Suliman e Iman Mahdavi, l’allenatrice Sandra Gasser, il presidente della squadra di atletica STB Berna Alex Khun, Marianne Amar, storica e responsabile del team di ricerca del Museo Nazionale dell’immigrazione di Parigi, il presidente del Lotta Club Seggiano Giuseppe Gammarota e il dottore di origine iraniana Farzin.

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