Marcel Proust. Un vestito rosso (3./5)

letto da Marta Morazzoni

Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust: un’opera che ha suscitato sempre grande ammirazione e grande diffidenza. Romanzo fiume, magma di memorie, invenzione e insieme aderenza alla realtà: della Recherche si può dire questo e molto altro ancora. Ma qual è la ricaduta dei sette volumi di quest’opera non sullo studioso, sull’esegeta che lavora a esplorare dentro e oltre le parole qui raccolte, ma sul lettore comune? Un lettore che, come me, abbia cominciato a leggerlo con curiosità, vincendo il timore dell’imponenza dell’opera, magari non scommettendo neanche sulla capacità di impegnarsi, senza soccombere, fino all’ultima pagina; e poi si è trovato irretito in una amichevole trama di confidenze, di impressioni, di considerazioni fatte a bassa voce, a volte con un bel senso dell’umorismo e molta sagacia, per scoprire così che uno dei più grandi autori del ‘900 passo a passo diventava un amico.

Proust muore, a 51 anni, il 18 novembre 1922, giusto quando il lavoro a cui ha messo mano per una vita si è concluso. Gli ho sempre invidiato questa monogamia letteraria: l’uomo di un solo romanzo, e dentro questo romanzo l’universo. "Laser" ha chiesto alla scrittrice Marta Morazzoni di proporre una sua lettura del capolavoro di Proust.

 

Cosa non sono i dettagli! Nelle loro pieghe si nasconde la sostanza, mascherata magari di frivolezza. Quel grande dispendio di energie che nelle donne, e negli uomini!, è la moda qui trionfa al netto di ogni giudizio: eleganza e ridicolo a confronto, le ipocrisie della società e la verità nascosta dietro e dentro le parole, perché nell’esercizio salottiero della conversazione a volte trapelano le cose grandi della vita, e le meschinità. Anche i salotti sono a loro modo campi di battaglia.