LASER
Martedì 28 febbraio 2017 alle 09:00
Replica alle 22:35

Mister number one
Laser 28.02.2017, 10:00
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Nella lista dei 100 nomi più influenti nel mondo dell’arte stilata ogni anno da ArtReview, quello di Hans Ulrich Obrist è al primo posto.
Attorno a lui sembrano in effetti coagularsi fatti e persone che incidono il dibattito attorno all’arte e alla cultura contemporanee.
49 anni, zurighese di nascita Obrist si è innamorato dell’arte giovanissimo e mentre studiava economia e politica a San Gallo ha organizzato la sua prima mostra: due installazioni di Fischli & Weiss e di Christian Boltanski ospitate nella cucina del suo appartamento di studente. Da allora gli spazi inusuali si sono susseguiti: mostre in camere d’albergo (Chambre 763), nelle fogne di una città (Cloaca Maxima), su un aereo (Cieli ad alta quota), o in una stazione (Utopia Station)… Mostre che hanno contribuito a rendere Obrist uno dei curatori d’arte contemporanea più popolari e originali della sua generazione.
Ma i muri del museo non sono gli unici che Obrist ha abbattuto nel suo occuparsi d’arte. Celebri sono anche le sue interviste che da alcuni anni si sono trasformate in Maratone: 24 ore di conversazioni non stop in cui il curatore dialoga con gli artisti e gli intellettuali che più lo hanno ispirato.
“Laser” lo ha incontrato a Zuoz in Engadina dove da alcuni anni Obrist cura (insieme a Daniel Baumann, direttore della Kunsthalle di Zurigo, Bice Curiger, direttrice della Fondation Van Gogh ad Arles, e Philip Ursprung, professore ETH a Zurigo) quegli E.A.T./Engadin Art Talks fondati da Cristina Bechtler, che fanno della multidisciplinarità la loro bandiera e dell’impollinazione tra culture la loro cifra stilistica.

