"Oggni cosa è mal incaminata"

di Francesca Torrani

L'incredibile storia dei diari di Giovanni Anastasia, vissuto a Breno tra il 1797 e il 1883

Si è messo lì e ha scritto, giorno dopo giorno, dal 1817 al 1866. Ha scritto del tempo, che sembra venir giù tanta di quella acqua su a Breno. Ha scritto la fame (e cara grazia che c'erano le patate), ha tratteggiato la miseria, restituito preoccupazioni, magagne, magoni. Giovanni Anastasìa ha lasciato un diario che non ha uguali in Svizzera. In Italia viene in mente (ma è un accostamento senza pretese) la Terra Matta di Vincenzo Rabito, il bracciante siciliano che si è chiuso a chiave nella sua stanza tra il 50 e il 60 del secolo scorso e per dieci anni ha ingaggiato una lotta contro il proprio analfabetismo scrivendo l'autobiografia.

Duemilacento pagine scritte a mano, giorno dopo giorno, dal 1817 al 1866. Questo è "Oggni cosa è mal incaminata" di Giovanni Anastasìa, un diario custodito nel Museo del Malcantone di Curio. Da poco quelle pagine sono diventate tre volumi (più un quarto di accompagnamento), curati da Daniele Pedrazzini, Damiano Robbiani, e da Giovanna Ceccarelli. Pagine che sono già considerate un unicum a livello svizzero.

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