Giulio Regeni, ricercatore italiano ucciso al Cairo nel febbraio 2016
Giulio Regeni, ricercatore italiano ucciso al Cairo nel febbraio 2016 (Twitter)

Perché hanno ucciso Giulio?

di Guido Piccoli

LASER
Giovedì 20 dicembre 2018 alle 09:00
Replica alle 22:35

In Egitto, dove ogni giorno decine di persone sono ammazzate o spariscono, il ricercatore Giulio Regeni poteva considerarsi, se non un intoccabile, sicuramente un privilegiato. Era un italiano: quindi di una nazione che ha enormi interessi commerciali in Egitto, soprattutto con l’Eni (l’Ente Nazionale Idrocarburi). E stava facendo una ricerca sul potente sindacato degli ambulanti per l’università di Cambridge: una ricerca impegnativa e anche scomoda, ma non sufficiente a spiegare le ragioni della sua morte, avvenuta dopo una settimana di atroci torture. L’omicidio, commesso quasi tre anni fa, rischia di incrinare le relazioni tra Il Cairo e Roma e ancora di più di rimanere impunito, come succede a quasi tutti i crimini perpetrati dalle cosiddette forze di sicurezza di uno stato. Benché il governo di Abd al-Fattah as-Sisi lo neghi, non ci sono più dubbi sugli esecutori, alcuni dei quali - ufficiali dei servizi segreti - sono stati incriminati dalla Procura di Roma. Ma ne rimangono enormi invece sul movente e sugli eventuali mandanti. In questo “Laser” Guido Piccoli cerca di rispondere a questa domanda, grazie alle opinioni (anche discordanti, soprattutto sul ruolo di Londra e dell’Eni) dell’ex senatore Luigi Manconi, che ha presieduto la Commissione della tutela dei Diritti Umani, di Beppe Giulietti, presidente della Federazione della Stampa, di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International in Italia, e dei giornalisti Giulia Bosetti e Franco Fracassi.

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