Cinque anni fa moriva Syd Barret, il crazy diamond cantato dai Pink Floyd nell’album “Wish you were here” del 1975. Syd Barrett è stato uno dei fondatori della band entrata di diritto nella storia della musica del secondo Novecento per la complessa fusione di stili musicali che ha sempre caratterizzato il suo sound rendendolo unico nel poliedrico panorama della scena pop-rock internazionale. Al microfono di Romano Giuffrida, Michele Mari, autore del libro “Rosso Floyd” e Matteo Guarnaccia, pittore e saggista ma soprattutto protagonista e “memoria storica” del movimento psichedelico internazionale degli anni Sessanta e Settanta, ricordano la storia di Syd Barrett e quella dei Pink Floyd alla luce di ciò che essi hanno rappresentato nell’immaginario di quella parte delle giovani generazioni che, nei decenni scorsi, aveva deciso di far proprio l’invito dei poeti della beat generation: “allargate l’area della consapevolezza” e iniziare così quel “viaggio psichedelico” di cui la musica dei Pink Floyd è stata per lungo tempo la colonna sonora più importante.
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