Sciabica è una parola di origine araba e significa rete da pesca. Si chiama così la piattaforma digitale lanciata da Fabrica, un centro di ricerca sulla comunicazione che, dopo il 3 ottobre scorso e dopo la morte in mare di circa 400 persone, ha cominciato a raccogliere le testimonianze dei “sommersi e dei salvati” di Lampedusa, a costruire con “pizzini digitali”, testi, audio, video, un archivio della memoria.
Sciabica è un luogo in cui custodire le tragedie del Mare Nostrum il cui bollettino sembra inarrestabile ma anche compilare un inventario delle storie di chi ogni giorno sull’isola se ne fa direttamente carico e contribuisce a raccontare un’altra storia di Lampedusa, del Mediterraneo e dell’Europa.
Il profugo libico Bishara, l’ex combattente siriano Majdhi, la barista Concetta, l’impiegato Lillo, il pescatore Enzo con Gabriella Guido, portavoce della campagna LasciateCIEntrare, e con Flore Murard Yovanovitch, autrice del libro Derive – Piccolo mosaico del disumano, edito da Stampa alternativa.

Sciabica
Laser 27.10.2014, 10:00
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