LASER
Mercoledì 07 giugno 2017 alle 09:00 in diretta
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Un emirato ricchissimo e potente, con il sottosuolo gonfio di gas. Un paese piccolo, grande più o meno quanto Ticino e Grigioni assieme, rischia di diventare un nuovo casus belli dalle conseguenze devastanti per un’area già martoriata dalle guerre – dall’Iraq alla Siria allo Yemen – dalle ribellioni e dalla repressione (Egitto). Stretto tra l’Arabia Saudita, il Bahrein e gli Emirati Arabi Uniti, il paese che ospita la rete televisiva Al Jazeera è stato isolato dai suoi vicini e dall’Egitto. L’Emiro Qatariota è accusato tra l’altro di sponsorizzare il terrorismo. Accusa che può sembrare pretestuosa provenendo da un paese come l’Arabia Saudita implicato con i suoi cittadini in diversi attentati, in primis quello dell’11 settembre 2001, e che promuove da anni a colpi di petrodollari la diffusione dell’ideologia wahabita, il radicalismo islamista più estremo. Secondo diversi esperti, dietro alla pericolosa escalation, si nasconderebbe in realtà una strategia volta a colpire l’Iran, strategia orchestrata in particolare degli Stati Uniti. Molto recente la controversa visita di Donald Trump a Ryiad. Il Qatar in effetti è uno dei rari paesi sunniti che propugna un’apertura nei confronti dell’Iran sciita, paese che è alleato di Mosca in Siria. La piccola penisola araba potrebbe dunque costituire la miccia di una nuova guerra? L’interrogativo è inevitabile in un'area che è un vera e propria polveriera. Ne parliamo con gli islamologi Renzo Guolo, professore all’Università di studi di Padova, Sherif el Sebaie, analista politico egiziano e il blogger siriano Shady Hamadi.

