Charb e Riss
Charb e Riss (© Enrico Bianda)

Siamo tutti Charlie Hebdo

di Enrico Bianda

LASER
Giovedì 8 gennaio 2015 - ore 09:00

A muoversi, subito, sono stati tutti coloro che nel mondo amano la libertà di espressione. Salman Rushdie, in un tweet, ha scritto #jesuischarlie.

Il mondo è indignato per l’attacco sanguinario ai giornalisti e vignettisti indipendenti del settimanale satirico “libertario” Charlie Hebdo.

Un attacco alla libertà di stampa, alla libertà tout-court; chiamati a rispondere di colpe che solo il fanatismo reputa tali, gli illustratori e i giornalisti di Charlie

sono stati giustiziati da un commando composto da due o tre terroristi.

La Rete Due, come tutto il mondo dei media, gli rende omaggio, riproponendo un reportage realizzato nel dicembre del 2012, presso la sede di Charlie Hebdo, con interviste al direttore Stephan Charbonnier (Charb), ucciso nell’attentato, e a Gérard Biard, vice direttore.

All’indomani delle minacce Charb disse in un’intervista: «Non ho paura delle rappresaglie. Non ho figli, non ho una moglie, non ho un’auto, non ho debiti. Forse potrà suonare un po’ pomposo, ma preferisco morire in piedi che vivere in ginocchio»

Nel 2012 il settimanale pubblicò diverse vignette sul profeta Maometto, tra cui immagini di Maometto nudo, e una copertina che lo mostrava seduto su una sedia a rotelle spinta da un ebreo ortodosso. All’epoca Gérard Biard si oppose alle critiche. “Noi siamo un giornale che rispetta la legge francese. Ora, se ci sono leggi diverse a Kabul o Ryadh non ci importa di doverle rispettare”.

 

 
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