Con la caduta del Muro di Berlino e la fine della divisione dell'Europa, la Jugoslavia perde la sua posizione privilegiata come Paese a meta strada tra i due blocchi, ne sovietico ne capitalista, tollerato da entrambi in quanto zona tampone e al tempo stesso cerniera fra Est e Ovest. Il Paese comincia a sgretolarsi solo pochi mesi dopo la riunificazione della Germania, mentre riemergono nei Balcani le linee segrete che dividono la regione secondo sfere di influenza che datano dalla Prima guerra mondiale.
Gli intellettuali jugoslavi, che guardano con simpatia alla riconquistata liberta dei Paesi del blocco sovietico, si trovano ben presto a fronteggiare a casa propria la più grave crisi europea dal 1945. Zlatko Dizdarević, nel 1989, e uno di loro. Attualmente uno dei più noti scrittori e giornalisti bosniaco erzegovesi, durante la guerra degli anni '90 era caporedattore di «Oslobođenje», Liberazione, il giornale che continuo ad uscire durante i 44 mesi dell'assedio di Sarajevo, e che per questo ricevette il Premio Sakharov del Parlamento Europeo per la Liberta di Pensiero. Dopo la guerra Dizdarević e stato Ambasciatore della Bosnia Erzegovina in Croazia e poi in Medio Oriente con sede ad Amman, in Giordania.
A 25 anni dalla caduta del Muro, Dizdarević riflette su quanto quegli eventi abbiano influenzato la situazione in Jugoslavia, sui sogni non realizzati del 1989 e sulle somiglianze tra la crisi europea degli anni '90 e quella attuale in Ucraina.

Sogni tedeschi, incubi jugoslavi
Laser 07.11.2014, 10:00
Contenuto audio

