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Sorvegliare e punire

Sulle tracce di Tocqueville, di Emiliano Bos

  • 01.11.2016, 10:00
Sulle tracce di Tocqueville: sorvegliare e punire
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Martedì 1. novembre 2016 alle 10:00
Replica alle 22:35

Le cifre sono impressionanti: oltre 2,2 milioni di persone negli Stati Uniti sono dietro le sbarre. Nelle prigioni americane si trova un quarto della popolazione carceraria mondiale (mentre gli abitanti sono il 5%). Un tasso di incarcerazione che non ha eguali, un sistema penitenziario in parte privatizzato che si è trasformato in business. Quando nel 1831 il giovane avvocato francese Alexis de Tocqueville si recò negli Stati Uniti, l’obiettivo era proprio lo studio del sistema carcerario. Durante quel viaggio raccolse in realtà molto di più e le sue riflessioni trovarono spazio nel celebre saggio “La democrazia in America”. Ma dedicò poi una serie di scritti proprio alle carceri. Due quelle che Tocqueville visitò: la prigione di Auburn nello Stato di New York e quella di Filadelfia, l’Eastern State Penitentiary. Quest’ultima aveva aperto da appena un paio d’anni quando Tocqueville e Gustave de Beaumont vi si recarono in visita. Contava 90 detenuti, tutti in celle singole, in un esperimento senza precedenti. L’isolamento – all’epoca – era stato pensato come opportunità di riflessione e di “pentimento”. Oggi è una delle piaghe del sistema carcerario americano. 80.000 detenuti vivono in regime duro di isolamento per 23 ore al giorno. Il reportage del corrispondente RSI negli Stati Uniti Emiliano Bos passa anche dal carcere di Filadelfia, oggi diventato museo. Ma inizia ad Harrisburg, in Pennsylvania, all'interno di un penitenziario con quasi tremila detenuti.

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