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Venerdì 19 maggio 2017 alle 09:00
Replica alle 22:35
Il 18 maggio 2009 Velupillai Prabhakaran, fondatore e leader delle Tigri Tamil, venne ucciso da un nucleo speciale delle forze armate di Colombo. La sua morte sancì la fine immediata e definitiva del trentennale conflitto etnico. A pagarne il prezzo più alto fu la comunità civile tamil nel nordest del Paese, che ancora oggi lamenta discriminazioni da parte delle autorità e l’assenza di un vero processo di riconciliazione.
Le radici di questa sanguinosa guerra, che in occidente ha avuto poco rilievo mediatico, affonda le radici nell'epoca del dominio coloniale britannico quando gli inglesi, per coltivare le piantagioni di tè dell'isola, deportarono lavoratori dall'India e affidarono loro l'amministrazione locale, posti chiavi nell' università, nell'esercito e nell'economia. Quando nel 1948 l'isola, che allora si chiamava ancora Ceylon, ottenne l'indipendenza, la maggioranza singalese fece esattamente il contrario e si riprese le posizioni di potere, marginalizzando la minoranza tamil. Fu a partire dagli anni Settanta e Ottanta che i Tamil rivendicarono una parte del territorio, quella a nord, e imbracciarono le armi.
Partendo dal molo di Mannar, il punto dell'isola più vicino all'India, andremo nell'antica capitale Anuradhapura, per poi digirerci verso l'estremo nord. Attraversato il famoso Passo dell'Elefante raggiungeremo Jaffna, nucleo simbolico della cultura tamil. Il nostro viaggio terminerà a Kataragama, nel sud-est del paese.
Ad accompagnarci le voci di: Rohan, srilankese di religione cristiana, Arawindasami, giovane tamil della diaspora, M., ufficiale dell'esercito, Mona Sing, albergatore di Kataragama e soprattutto Frances Harrison, inviata della BBC negli anni della guerra.
Jaffna

