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Martedì 09 gennaio 2018 alle 09:00
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A settant’anni dalla conclusione della Seconda guerra mondiale, si è tenuto un convegno presso l’Università degli Studi di Milano con la partecipazione di studiosi svizzeri e italiani per rispondere ai numerosi interrogativi che animano ancora oggi il dibattito pubblico e politico. Il punto di partenza è stata la traduzione in italiano del volume di Piero Boschetti "La Svizzera e la Seconda guerra mondiale nel Rapporto Bergier” (Giampiero Casagrande editore), che è stato presentato agli studiosi e al pubblico italiano, a pochi anni dalla scomparsa dello storico Jean-François Bergier e a vent’anni dall’istituzione della Commissione di esperti indipendenti “Svizzera-Seconda guerra mondiale” (CIE).
Nel dibattito il tema di fondo è stato il comportamento della Svizzera durante la Seconda Guerra Mondiale. Molteplici le risposte dei relatori, a partire da Sergio Romano, storico ed editorialista del “Corriere della Sera”, che ha trattato il tema della “Neutralità alla prova”; quindi di Georg Kreis, uno dei maggiori studiosi di storia svizzera, professore emerito all’Università di Basilea; è stato anche membro della Commissione Bergier/ Seconda Guerra Mondiale: ha svolta la relazione “Piccola svizzera, un grande ruolo”. Ha anche partecipato Alfredo Canavero, professore ordinario di Storia contemporanea all’Università degli Studi di Milano, e che fa parte del Centro studi Tommaso Gallarati Scotti, attivo antifascista riparato in Svizzera dopo l’8 settembre e di cui Canavero ha pubblicato i Diari. Al convegno ha anche partecipato Sandro Guzzi-Heeb, professore di Storia moderna all’Università di Losanna, che ha sottolineato l’importanza del “Rapporto Bergier” nella storia e nella politica della Svizzera dagli anni ’90 ad oggi.
Un incontro dunque, quello milanese, che – attraverso il confronto fra studiosi italiani e svizzeri – ha messo a fuoco problematiche che, a partire dalla recente storia svizzera ed europea, illuminano importanti nodi storico-politici della Svizzera, ancora oggi attuali e vivi.

