LASER
Venerdì 15 settembre 2017 alle 09:00
Replica alle 22:35
Le cosiddette Grandi Opere, almeno in Italia, non sono mai fortunate. E non lo è nemmeno quel sistema di 78 dighe, divise in quattro file, che difenderà Venezia e la sua laguna dall’acqua alta. O, meglio, che dovrebbe difendere perché col passare del tempo, non sono aumentati solo i costi - arrivati a sfiorare i 6 miliardi di euro - ma anche gli scettici e gli avversari di quella enorme “cattedrale”, per lo più sottomarina, che si chiama “Mose”, che sta per Modulo Sperimentale Elettromeccanico, e che ricorda Mosè che si vuole avesse aperto un varco nel Mar Rosso. Se la sua utilità è un rebus che sarà risolto solo dopo un’inaugurazione che si allontana di anno in anno, una certezza c’è: il “Mose” ha generato scandali, inchieste, arresti, processi e parziali condanne di personaggi eccellenti, e non solo della politica e dell’imprenditoria, ma anche di quelle autorità, con varie toghe e divise, che avrebbero dovuto controllare i lavori e non lo hanno fatto. Tant’è che oggi la mastodontica impresa è diretta da alcuni commissari straordinari, arrivati però “a frittata” quasi terminata. Nel Laser odierno, curato da Guido Piccoli, si ascolteranno la testimonianza dell’ingegnere Roberto Linetti, Provveditore delle Opere Pubbliche, doverosamente ottimista, ed altre, meno fiduciose, dell’urbanista e ambientalista Stefano Boato, dell’ex senatore Giorgio Sarto e della presidentessa veneziana di Italia Nostra, Lidia Fersuoch.

