Zimbabwe nuova era o nuova dittatura?
Zimbabwe nuova era o nuova dittatura? (iStock)

Zimbabwe nuova era o nuova dittatura?

di Lorenzo Simoncelli

LASER
Mercoledì 24 ottobre 2018 alle 09:00
Replica alle 22:35

In meno di un anno lo scenario politico dello Zimbabwe è cambiato drasticamente. Dopo 37 anni, il regno di Robert Mugabe, è giunto al termine. Cruciale il ruolo dell’esercito che, dopo averlo appoggiato per tre decadi, ha deciso di cambiare rotta con un colpo militare all’acqua di rose. A 94 anni, Mugabe, era sempre più in balia delle decisioni di Grace, la moglie 40 anni più giovane, pronta a sostituirlo una volta morto. Ma in Zimbabwe il potere non è dinastico e le sorti del Paese sono ancora nelle mani dell’esercito e dello ZANU-PF, il partito di liberazione dai coloni inglesi che da 38 anni guida il Paese.

Dopo una fase ad interim, Emmerson Mnangagwa, ex vice-presidente del Paese e braccio destro di Mugabe, ha vinto le elezioni dello scorso agosto e guiderà il Paese per i prossimi cinque anni. Soprannominato “Il Coccodrillo” per la sua ferocia politica ha promesso un cambio di rotta drastico. A 76 anni e con alle spalle un percorso che lo ha visto ricoprire tutte le principali cariche pubbliche, Mnangagwa ha una sfida complessa davanti a sé. Per prima cosa dovrà cercare di risollevare un’economia che dopo l’iperinflazione del 2008 non si è più ripresa. Manca liquidità e la valuta locale è stata sospesa, la compravendita di dollari americani e rand sudafricani avviene solo sul mercato nero. Il nuovo Capo di Stato ha promesso di riaprire le fabbriche per ridurre il tasso di disoccupazione che, al momento è prossimo al 90 %, e facilitare gli investimenti esteri dopo anni di dure sanzioni economiche per il mancato rispetto dei diritti umani.

C’è, poi, da risolvere, la questione della suddivisione delle terre tra bianchi e neri. Nei primi anni 2000, Mugabe con il Paese in bancarotta, pur di mantenere il supporto dell’esercito aveva espropriato ettari di terre per darle ai militari, facendo collassare quello che una volta era considerato il “Granaio d’Africa”. Il Presidente Mnangagwa ha iniziato a restituire alcune delle proprietà ai contadini bianchi di origine anglosassone per far ripartire l’agricoltura, ma è probabile che nel futuro prossimo ci sia una spartizione delle terre per garantire la pace sociale.

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