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Armenia: un popolo dall’antica cultura nella storia di un genocidio

di Brigitte Schwarz e Giorgio Thoeni

 

Per la maggior parte degli storici il massacro del popolo armeno è stato il primo grande sterminio del XX secolo per dimensioni e caratteristiche sconosciute al passato. Papa Francesco lo ha recentemente ricordato scatenando le proteste del governo turco, paese che ancora nega quel genocidio perpetrato esattamente cento anni fa. Popolo di antichissima fede cristiana, quello armeno è stato il primo al mondo a fare del Cristianesimo la propria religione ufficiale nel 301 d.C., precedendo di dieci anni l’Impero romano con l’editto di Milano. Gli studiosi hanno molto dibattuto sull’opportunità di definire “genocidio” il massacro che ha causato la morte di quasi due milioni di armeni con le deportazioni iniziate nella primavera del 1915: l’espressione indica infatti un’intenzionalità delle autorità politiche volta alla distruzione di un gruppo minoritario. La resistenza è stata soprattutto dell’autorità di Ankara, mentre la storiografia internazionale ormai è unanime nel qualificare in tal modo quell’episodio. La cultura armena, solida e profonda, ha continuato a perpetrarsi nella diaspora attraverso la memoria dei sopravvissuti e il racconto delle testimonianze, grazie al lavoro degli storici e a un’importante iconografia che ha accompagnato la tragedia di un’identità nazionale che, sebbene sradicata, ha tenacemente mantenuto in vita i suoi valori portanti. L’edizione di Moby Dick conclude una settimana di approfondimenti che Rete Due ha voluto dedicare alla ricorrenza concentrandosi su diversi aspetti che definiscono il profilo culturale, sociale e storico di un popolo e di quello che gli armeni hanno chiamato “Metz Yeghèrn”, il Grande Male. Ospiti in studio la scrittrice Antonia Arslan, scrittrice e saggista italiana di origine armena che ha dato voce all’identità del suo popolo attraverso diverse opere, in particolare con La masseria delle allodole (2004, Rizzoli), il suo primo romanzo, con cui ha vinto il Premio Stresa e il Premio Campiello, poi trasposto al cinema dai Fratelli Taviani, ma anche con La strada di Smirne (2009, Rizzoli); Il libro di Mush (2012, Skira) e l’ultimo romanzo Il rumore delle perle di legno appena uscito da Rizzoli; Marcello Flores, professore di Storia dei diritti umani e Storia della cultura all’Università di Siena, autore de Il genocidio degli Armeni (2006, 2015); Il secolo mondo (2005), Storia dei diritti umani (2007) e Traditori. Una storia politica e culturale (2015), editi da Il Mulino; l’architetto Ludwig Naroyan, portavoce della comunità armena in Ticino.

 

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