MOBY DICK
Sabato 14 maggio 2016 alle 10:00
Con l’arrivo della bella stagione, l’agenda delle competizioni sportive ai massimi livelli si infittisce di appuntamenti: dal ciclismo con il giro d’Italia e di Francia al calcio con i campionati europei; dall’atletica all’automobilismo fino ai giochi olimpici, arena globale per l’eccellenza. Stampa e mass-media hanno ormai dispiegato le forze migliori per seguire le manifestazioni, spesso a costi proibitivi. D’altronde è difficile trovare chi dello sport non vuole sentir parlare. L’interesse per lo sport è sempre stato infatti al centro dell’attività e degli interessi di una società, del suo benessere mentale e fisico come ci hanno insegnato gli antichi. E ben prima dei calendari estivi ne ha condizionato e ne condiziona i suoi costumi. Eppure qualcosa è cambiato, in certi casi in maniera radicale. Dal fascino del prestigio di una vittoria conquistata con sudore e sacrifici, il mito della purezza sportiva sembra aver ceduto il passo a una dimensione più materialista e interessata, meno propensa a una visione nostalgica. Lo sport è diventato un business e gli enormi interessi che ruotano attorno alle discipline più popolari hanno travolto le abitudini, i comportamenti, la sua stessa dimensione etica, portatrice di lealtà e onestà. Ma c’è ancora chi crede nei valori dello Sport? Come leggere la dimensione sportiva di oggi? Per parlare di sport occorre entrare in spietate logiche agonistiche oppure c’è ancora spazio per sognare fra le righe di grandi scrittori debitori della metafora sportiva per geniali invenzioni linguistiche? Per discutere di molti degli aspetti legati allo Sport, Clara Caverzasio e Giorgio Thoeni hanno ha invitato a Moby Dick il giornalista Antonio Ferretti, corridore professionista per tanti anni, il sociologo e saggista italiano Pippo Russo e lo scrittore Stefano Marelli.
