MOBY DICK
Sabato 19 marzo 2016 alle 10:00

Pericolo giallo
Moby Dick 19.03.2016, 11:00
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Fu il poeta inglese W. H. Auden a caldeggiare l’uscita del romanzo giallo dal “Giardino del vicariato” verso luoghi meno asfittici. Lo accontentarono i romanzieri americani come Dashiell Hammett e Raymond Chandler: era nata la hard boiled school. Non più i giardini del vicariato – o altri luoghi che ricorrono nei romanzi di Agatha Christie – ma le strade e i bassifondi delle città americane.
Molto tempo è passato. Oggi basta un’occhiata agli scaffali delle librerie per capire che il romanzo giallo – un detective, un omicidio, uno sfondo più o meno pittoresco – ha preso il potere. Quasi ogni regione italiana e ogni città ha il suo giallista, e a questo si aggiungono filoni imponenti e ben strutturati come il giallo nordico, o il giallo a forti connotazioni politiche proveniente dalla Francia. Non sembra neppure possibile che i romanzi di George Simenon, prima di essere pubblicati da Adelphi, fossero considerati letteratura da treno, libri da abbandonare nello scompartimento una volta finiti.
Ma non saranno troppi? Non sarà una scorciatoia, da parte dei giovani scrittori, per farsi pubblicare più facilmente. O per non affrontare l’impegno che un romanzo non di genere comporta? Ne parliamo con Andrea Fazioli (il suo ultimo romanzo con detective si intitola “L’arte del fallimento”). Con Gianni Biondillo (il suo ultimo romanzo con detective si intitola “L’incanto delle sirene”). E con Marco Rossari, che romanzi con detective non ne ha mai scritti, ma ha scritto un “Piccolo dizionario di malattie letterarie”.
