MOBY DICK
Sabato 07 novembre 2015 alle 10:00
Sessant’anni or sono usciva da Einaudi “Politica e cultura” di Norberto Bobbio, probabilmente il libro più noto e discusso del filosofo torinese. Bobbio metteva in luce una tensione continua tra i due poli, in un’epoca fortemente segnata dalla guerra fredda e da accese contrapposizioni ideologiche.
Con l’implosione del blocco orientale dopo la caduta del muro di Berlino, queste tensioni sono venute meno. Gli ideologi sono stati via via sostituiti da una tecnocrazia sempre più invadente, guidata da quella che alcuni considerano una nuova casta sacerdotale: gli economisti. Forti di un potere fondato sull’analisi empirica della società, gli economisti hanno così occupato molti posti-chiave dell’organizzazione sociale, dalle accademie alle banche, dalle grandi aziende agli organismi internazionali intrecciando una fitta rete di centri di ricerca e di “fabbriche di idee” orientate a condizionare le scelte delle autorità politiche.
Il loro ruolo non è però indiscusso. Un recente caso nostrano, la bufera che ha investito l’Istituto di ricerche economiche dell’USI, ha provocato reazioni veementi. A detta di alcuni politici, l’Ire andrebbe addirittura chiuso, perché colpevole di aver evidenziato aspetti che non confermavano l’opinione dominante nel cantone: a dimostrazione che anche la politica non è immune dalla tentazione di voler condizionare la ricerca scientifica.
Di questi temi si discuterà a Moby Dick, presenti due economisti appartenenti a generazioni diverse (Remigio Ratti, già direttore dell’Ire, e Sergio Rossi, professore di macroeconomia e di economia monetaria a Friburgo) e un politico di lunga esperienza sia cantonale che nazionale, l’avvocato Fulvio Pelli.
