Per anni Gianmaria Testa è capostazione: osserva treni che arrivano e partono, ma soprattutto impara a stare nel tempo dell’attesa. Non è un dettaglio biografico, è una forma mentale. La sua musica nasce lì: gesti minimi, partenze, attese e coincidenze entrano lentamente nelle sue canzoni, trasformando segnali ferroviari in segnalazioni interiori.
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