Ralph Towner, uno dei musicisti di jazz più influenti della seconda metà del Novecento e della contemporaneità ci ha lasciato ieri. Avrebbe compiuto ottantasei anni, il prossimo 1 Marzo.
Il musicista di Washington, aveva iniziato da piccolissimo a praticare il pianoforte, poi la tromba, e solo a vent’anni si è avvicinato alla chitarra, intuendo che lo strumento di cui è diventato uno dei riferimenti assoulti, gli avrebbe permesso di esprimere al meglio il suo pensiero musicale: un approccio, per così dire “classico” fatto di composizioni concepite nota per nota e scritte sul pentagramma, cui ha unito la libertà e l’estemporaneità dell’improvvisazione, grazie alla sua prossimità con l’universo del jazz. La sua conoscenza dello strumento era immensa e la sua ricerca sul colore del suono e sui cosiddetti “voicing”, ovvero le sequenze di accordi e le relative risultanti timbriche, lo hanno reso unico e inconfondibile.
I suoi percorsi in solitaria con la chitarra classica, l’acustica 12 corde e la baritona, fino al suo storico gruppo “Oregon”e le collaborazioni con i più grandi jazzisti del mondo, ne fanno una delle figure di maggior rilievo nella musica del nostro tempo.
Il nostro Claudio Farinone gli è stato amico per molti anni, gli ha dedicato un intero disco e ha potuto dividere il palco con lui proprio a pochi passi da qui, nel Museo Vela di Ligornetto in una serata dedicata alla sua opera, alcuni anni or sono.
Vi proponiamo quindi il suo ricordo personale.
Ralph Towner e Claudio Farinone
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