Radu Lupu, il grande solitario

di Barbara Tartari

Spesso, quando improvvisamente ci si sente orfani di uno straordinario interprete, abbiamo l’istinto di andare a ripescare ricordi, concerti dal vivo che ci hanno profondamente impressionato, dischi che ci hanno tenuto compagnia per ore.

La scomparsa di Radu Lupo, il 17 aprile scorso, ci porta quasi inevitabilmente a riparlare del suo essere musicista.

Pianista rumeno, classe 1945, Radu Lupu era l’erede di due grandi tradizioni pianistiche, quella del suo paese e quella russa di Neuhaus, Richter e altri grandi sovietici.

In realtà lui si dichiarava un autodidatta raccontando così della sua natura sorprendente, sempre originale, fatta di sonorità morbide ma penetranti, di compostezza e fantasia. Pochi gesti, ancor meno gesti spettacolari i suoi, da uomo schivo e ombroso qual era. Un antidivo che non concedeva interviste e con parsimonia entrava in studio di registrazione.

Una discografia dunque misurata ma densa di interesse che ripercorreremo con il pianista e compositore piemontese Massimo Giuseppe Bianchi.