"Sonos ’e Memoria" spalanca le porte ad una Sardegna antica e sconosciuta

di Alessandro De Rosa, con Gianfranco Cabiddu

Un debutto avvenuto ventisei anni fa, nel 1995 al Festival del Cinema di Venezia e che fino ad oggi conta quarantaquattro repliche, in tutti i continenti quello di "Sonos 'e Memoria" di Gianfranco Cabiddu, ovvero immagini in bianco e nero girate in Sardegna tra gli anni Venti e Cinquanta del Novecento, musicate dal vivo da un ensemble diretto da Paolo Fresu, composto da musicisti di estrazioni e ambiti stilistici differenti.  

Con Furio Di Castri al contrabbasso, Federico Sanesi alle percussioni, il grande Maestro di launeddas Luigi Lai e gli altri artisti nel cast fin dal debutto: Mauro Palmas alla mandola, la cantante Elena Ledda, Antonello Salis alla fisarmonica, Carlo Cabiddu al violoncello, il coro Su Cuncordu ’e su Rosariu di Santu Lussurgiu, oltre allo stesso Paolo Fresu alla tromba e al flicorno. Le musiche confluirono tutte in un celebre disco della ACT

«Lo scorso anno “Sonos ’e memoria” ha compiuto 25 anni – spiega Gianfranco Cabiddu –. A causa del lockdown abbiamo dovuto rimandare le celebrazioni e dedicarle alla memoria di Giovanni Ardu, voce bassu del coro Su Cuncordu ’e su Rosariu di Santu Lussurgiu, parte integrante della colonna sonora, e di tre scrittori e intellettuali anche loro scomparsi recentemente: Salvatore Mannuzzu, Giulio Angioni e Giorgio Todde, questi ultimi presenti nel libro “Contos” (Fandango Libri, 2009) nel quale ad alcuni scrittori era stato chiesto lo stesso percorso dei musicisti, ovvero, partendo dalle immagini dare una loro reattività emotiva con dei racconti originali che richiamassero quelle atmosfere, non tanto storicamente quanto di contenuti, mestieri e paesaggi. Si tratta di un viaggio musicale emotivo. Non esiste una partitura perché la partitura è il film stesso. I musicisti, guidati da Paolo Fresu, fanno un lavoro reattivo sulle immagini in tempo reale. Ognuno porta nel live quello che il film gli trasmette al momento della proiezione. Inoltre in venticinque anni c’è stata una evoluzione personale per ciascuno dei componenti, per questo l’esecuzione non è mai uguale, cambia ogni volta e c’è sempre qualcosa di nuovo. È uno scambio reciproco perché, per il solo fatto che musicisti di quella levatura possano rincontrarsi senza dover fare delle prove, rivedersi attraverso quel film, le stesse immagini acquistano una nuova vita».

Il pluripremiato regista, sceneggiatore, etnomusicologo e docente di cinematografia Gianfranco Cabiddu ci racconta il progetto al microfono di Alessandro De Rosa.