Durante l’infanzia a Detroit, Stevie Wonder si addormenta con la radio accesa sul comodino, sintonizzata su WCHB. Non è un semplice passatempo, ma una necessità. Per il bambino cieco, quelle voci sconosciute - gospel, blues, rhythm and blues, jazz - non sono un sottofondo: sono il primo paesaggio che abbia mai conosciuto. “Le sue onde attraversano le stanze portando canzoni, pubblicità e predicatori. Voci sconosciute per la maggior parte delle persone sono semplicemente un sottofondo sonoro, per un bambino diventano un paesaggio.”
Attraverso quell’ascolto ossessivo, Wonder trasforma la fragilità in uno dei percorsi più rivoluzionari della musica del Novecento. “Per il bambino Steve la radio è un cordone ombelicale che tiene in vita l’universo.” La radio smette di essere un elettrodomestico e diventa una casa interiore, il luogo dove ogni nota solidifica nel buio costruendo il perimetro della sua esistenza. Da ascoltatore diventa trasmettitore: “Steve diventa la radio.”
Scopri la serie
https://www.rsi.ch/s/702496


