Sudafrica, 24.09.15, Heritage Day
Sudafrica, 24.09.15, Heritage Day (Keystone)

Il Sudafrica e l’Heritage Day

di Simona Boscani Leoni

Oggi, la storia
Lunedì 28 settembre 2015 - 07:05

 

Giovedì scorso, il 24 di settembre, il Sudafrica ha festeggiato l’Heritage Day, una festa che si propone di ricordare le diverse etnie che compongono il paese e la diversità delle loro tradizioni e culture, in sintonia con il motto della nazione: “unità nella diversità”.

La festa trae origine da una commemorazione degli Zulù, lo Shaka Day. In quel giorno si ricordava una figura centrale per queste popolazioni, il re Shaka (ca. 1787-1828). A lui si devono, agli inizi dell’Ottocento, l’unificazione delle diverse etnie zulù in un unico regno e l’introduzione di nuove tecniche di combattimento che gli permisero di contrastare con successo gli avversari.

Il Sudafrica cominciò lentamente a essere al centro degli interessi europei dalla fine del XV secolo, quando il portoghese Bartolomeo Diaz aprì la rotta verso le Indie doppiando il Capo di Buona Speranza. A metà del XVII secolo arrivarono gli Olandesi e la Compagnia commerciale delle Indie orientali che s’insediarono per primi sul territorio sudafricano, nella zona di quella che oggi è Città del Capo. Dopo gli olandesi arrivarono anche tedeschi e francesi ugonotti (cioè riformati) in fuga dalle persecuzioni religiose che li colpirono in patria dopo la revoca dell’Editto di Nantes nel 1685. A questa prima fase della colonizzazione ne seguirà una seconda, quella inglese. Dal 1860 in poi, la scoperta di giacimenti di diamanti e d’oro provocò un’ulteriore ondata d’immigrazione dal Vecchio Continente, portando a contrasti tra i nuovi venuti, le popolazioni locali e la Repubblica sudafricana fondata nel Transvaal, la regione che circonda l’attuale città di Pretoria.

L’idea del Sudafrica come Rainbow nation, nazione arcobaleno che accoglie diverse etnie, poté nascere solo dalla fine del sistema di segregazione razziale, l’apartheid, che aveva contraddistinto il paese dalla fine della seconda mondiale fino al 1991.

In questo senso, l’Heritage Day mi sembra una festa fortemente simbolica perché si richiama a una più antica festività dell’etnia zulù, una delle etnie più popolose in Sudafrica, ma vuole anche celebrare la partecipazione di tutti i diversi gruppi alla costruzione del paese. Il riferimento alla differenza e alla necessità di coesione delle etnie è anche una bella immagine per un’Europa che è ancora in evoluzione, in una fase storica di grandi migrazioni di popoli, e ci ricorda anche molto chiaramente come gli stessi europei siano stati obbligati a emigrare in altri territori, sia per sfuggire a persecuzioni politiche o religiose, sia per motivi economici.

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