Giovanni Venosta: uno sguardo “shivaita” per distruggere e ricostruire

di Claudio Farinone

Zeuhl” in kobaiano (la lingua inventata dal batterista dei Magma, Christian Vander) sta per “celeste”, ma non esattamente per celestiale. Uno sguardo verso una volta celeste che vuole farci tendere verso la trascendenza, attraverso una musica che però contiene spesso segnali e presagi poco rassicuranti, prima della purificazione. Nel nostro caso sarebbe più conforme riferirsi al concetto di “Zeuhl Wortz”, ovvero “Musica della Potenza Universale”, con tutti gli annessi e connessi. Le band “zeuhl”, nel loro organico hanno spesso voci, femminili e/o maschili, viste più come strumento musicale che come portatrici dirette di significato. Vantano musicisti spesso super-virtuosi, adatti a trasportare strutture ritmiche poderose e incalzanti, con melodie a tratti scomode e sinistre. Questa tendenza stilistica si è fatta strada all’inizio degli anni 70 soprattutto in gruppi francesi (o franco-belgi), ma che si è allargata anche all’estero nel corso degli anni, fino ai giorni nostri. Non è detto che la discendenza dalla musica dei Magma sia esplicitamente dichiarata, ma per un ascoltatore attento è abbastanza evidente la comunanza di genere, ovvero un jazz-rock-progressive piuttosto ossessivo, tendenzialmente modale (ma non necessariamente), spesso minaccioso, con riferimenti alla musica classica di primo novecento di carattere pagano-primitivista (Orff, Stravinsky, Bartok, Prokofiev, ecc.), piena di scansioni polimetriche, con costante utilizzo di ritmi cosiddetti dispari alternati a ossessivi ostinati binari, ritmici e armonici.

In questa puntata di “Juke Box 900”, il musicista e compositore milanese Giovanni Venosta, ci proporrà una succulenta playlist, guidandoci all’ascolto di una musica affascinante e complessa allo stesso tempo