Il percorso proposto si configura come una ricognizione retrospettiva dedicata al fenomeno della danza, inteso non soltanto come pratica coreutica, ma come dispositivo culturale capace di riflettere, in ogni epoca, tensioni sociali, codici simbolici e modelli antropologici. Nella puntata odierna di Quilisma, Giovanni Conti assume come punto di partenza la fine del XVI secolo per risalire progressivamente fino al XIII, con l’obiettivo di mettere in luce la natura profondamente ambivalente dell’atteggiamento medievale e post‑medievale nei confronti della danza: da un lato sospetta, talvolta stigmatizzata dalle autorità ecclesiastiche; dall’altro onnipresente nella vita quotidiana, nelle cerimonie civili, nei rituali comunitari e nelle forme di intrattenimento popolare.
Questa polarità, lungi dall’essere un’invenzione rinascimentale, affonda le proprie radici in una lunga tradizione medievale in cui la danza, pur soggetta a regolamentazioni morali e teologiche, si manifesta come pratica diffusa in ogni strato della società: dalle danze rituali legate al calendario liturgico alle forme più spontanee di espressione comunitaria, dalle coreografie cortigiane alle rappresentazioni drammatico‑musicali. Il percorso a ritroso consente dunque di cogliere la continuità e al tempo stesso la trasformazione dei modelli coreutici, mostrando come la danza, nelle sue molteplici declinazioni, costituisca un osservatorio privilegiato per comprendere la cultura europea tra Medioevo ed età moderna.
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