Ridotto dell'opera

Boito ritrovato

In due libri, una generazione di artisti anticonformisti e il mistero di un capolavoro reinventato dopo la morte dell’autore

Arrigo Boito

Per il grande pubblico Arrigo Boito resta soprattutto il librettista di Verdi, ma Boito fu anche un compositore visionario, protagonista della Scapigliatura e autore di opere che cercarono di rivoluzionare il melodramma italiano. Ne conversiamo, in una puntata ricca anche di ascolti rari, con gli autori di due volumi appena pubblicati che riportano Boito al centro della scena. Il primo, Il melodramma della scapigliatura. Il brutto sulla scena operistica di Alessandro Avallone, edito da Mimesis, ricostruisce il mondo del melodramma scapigliato attraverso diverse opere, fra cui Amleto di Franco Faccio e Mefistofele di Boito, riportando alla luce una stagione creativa spesso trascurata. Ne emerge il ritratto di una generazione di artisti che, delusa dagli ideali risorgimentali, sfidò le convenzioni del teatro musicale con nuovi linguaggi, una forte tensione sperimentale e uno sguardo aperto alle correnti culturali europee, dando voce alle inquietudini dell’Italia postunitaria. Il volume di Matteo Quattrocchi pubblicato da Lim, Nerone di Arrigo Boito. I materiali d’autore e la ricostruzione di Arturo Toscanini si concentra invece sull’opera cui Boito dedicò oltre cinquant’anni e che arrivò in scena solo dopo la sua morte, alla Scala nel 1924, grazie all’intervento del celebre direttore d’orchestra che ci mise mano ben più di quanto si sia creduto finora, rivestendola delle proprie idee musicali con un impatto fin qui ancora non compreso anche nella costruzione dell’eredità artistica di Boito.

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