Pieno ma non troppo

di Monica Bonetti

La frequentazione di mostre e musei durante la pandemia è molto cambiata. Dopo il periodo di totale chiusura dove si è ricorsi alle soluzioni digitali più svariate, la necessità di limitare e controllare gli accessi ha portato a modificare abitudini di comportamento che hanno ripercussioni più ampie di quanto appaia a prima vista. Ad esempio se da un lato risulta certamente più gradevole non dover più attendere in coda l’entrata a un museo, la necessità di prenotare scoraggia spesso la visita all’ultimo momento di turisti o visitatori casuali e questo comporta un generale calo del numero delle visite totali, e di conseguenza degli introiti, dei musei.

Le strategie di ripresa sono diverse nei diversi paesi così come diverso è l’impatto che questo cambio di abitudini ha comportato. Nel nostro paese, in cui i musei dipendono meno fortemente dalla presenza di turisti e in cui sono numerosi i piccoli musei legati al territorio, gli ultimi due anni non hanno registrato cali sensibili nel numero di visite. Una lezione che sembra risultare interessante anche per i grandi musei internazionali che iniziano ad inserire nei loro obiettivi futuri una maggior integrazione con il tessuto urbano e la possibilità di diventare luoghi di incontro e di animazione culturale.

"Voci dipinte" ne parla con due direttori di museo tra loro molto diversi: Karole Vail direttrice della Peggy Guggenheim Collection di Venezia e Lionel Pernet direttore del museo cantonale di archeologia e di storia di Losanna.