Franco Fabbri
Franco Fabbri (wikipedia.org/wiki/Franco_Fabbri)

Franco Fabbri: cosa cambierà nella fruizione della musica quando il Covid 19 se ne sarà andato?

di Claudio Farinone

RETEDUECINQUE
Giovedì 26 marzo 2020 alle 15:35

Non c’è stato un avvenimento di grande portata, nei secoli, che non abbia cambiato le modalità di produzione, di distribuzione, di ascolto delle musiche.

Un esempio per tutti: intorno al 1940 negli Stati Uniti arrivò al culmine una controversia fra le stazioni radio e la principale società degli autori, che portò moltissimi cittadini ad ascoltare per la prima volta musiche che fino a quel momento avevano avuto una circolazione locale o marginale. Fu così che il blues, il jazz, la musica folk e “di campagna”, i balli latinoamericani arrivarono là dove la radio prima trasmetteva quasi solo le canzoni di Tin Pan Alley (i “classici” dei varietà e delle commedie musicali). Arrivò la guerra, e quella situazione rimase congelata fino al 1946: a quel punto, il mercato musicale negli USA non era più monopolio di Tin Pan Alley, ma era diviso in tre parti uguali, con il rhythm and blues e la musica country a dividersi due delle tre grandi fette della torta. Dalla contaminazione di quei tre macrogeneri nacque il rock ‘n’ roll.

O, per pensare a un fenomeno più vicino a noi, il boom economico italiano del 1960-61 cominciò a spingere grandi masse a passare le vacanze al mare: nacque un grande mercato prima inesistente, quello delle canzoni estive, e con quelle iniziò il declino dell’egemonia festivaliera (di Sanremo) e l’ascesa dei cantautori.

Sono in corso cambiamenti simili? Non è facile dirlo, ma sembra accertato che essendo chiusi in casa ascoltiamo sempre più musica, soprattutto dalla radio o dalle piattaforme online. Forse stiamo ascoltando tipi di musica più vari, diversi, che prima della pandemia? E ascoltando in casa forse la qualità dell’ascolto sta cambiando, mentre lasciamo da parte gli auricolari e rimettiamo in funzione gli altoparlanti? Ma stare chiusi in casa, in una famiglia numerosa, non aumenta la necessità degli auricolari? O forse non suggerisce situazioni di ascolto collettivo, in cui persone di generazioni diverse mettono a confronto le proprie scelte, i propri gusti? Forse dobbiamo pensare a un trionfo della dad music, l’ascolto forzato da parte dei ragazzi dei dischi preferiti del loro papà da giovane?

E, d’altra parte, come cambia l’economia della musica, e che effetti avrà questo cambiamento sulle vite dei musicisti e sulle industrie dell’intrattenimento? E la musica riguadagnerà spazio nelle nostre vite, e soprattutto in quelle delle generazioni più giovani?

Sembra di poter dire che mezzo secolo fa la musica (le musiche...) avesse un ruolo centrale nella vita dei cittadini di buona parte del mondo, e per molte generazioni fosse un po’ il modello, la metafora di ogni cambiamento culturale, sociale, politico. Nei decenni successivi quel ruolo si è perso, anche per l’arrembaggio di nuove tecnologie, di nuovi mondi: il computer, i videogiochi, Internet, i telefoni cellulari, i social media. Che possibilità hanno le musiche, oggi, di riprendere un ruolo centrale nei nostri interessi? 

A questo quesito risponde Franco Fabbri, al microfono di Claudio Farinone

Ora in onda Prima Fila - Concerto jazz In onda dalle 20:00
Brani Brani in onda Cook's Bay - Kenny Barron Trio Ore 19:10