Ludwig Van Beethoven: una nuova interpretazione della vita e delle Opere

A cura di Alessandro De Rosa, con Alessandro Zignani

Ludwig van Beethoven (iStock)

Ludwig Van Beethoven: una nuova interpretazione della vita e delle Opere

A cura di Alessandro De Rosa, con Alessandro Zignani

RETEDUECINQUE
Mercoledì 26 febbraio 2020

In Beethoven vita e musica sono strettamente intrecciate. Nato nel principato filofrancese di Bonn, si firmò sempre Louis van Beethoven. Il tradimento di Napoleone, autoproclamatosi imperatore, segnò il limite ai suoi sogni di una pace universale. Da allora, trovò nella musica la via della trascendenza. Non fu un bambino prodigio, e per tutta la vita dovette combattere una strenua lotta contro i limiti della sua disordinata educazione.
Ritentò l'inizio della Sinfonia n. 5 per ventidue volte. Proprio questa sua insofferenza per i confini umani ce lo rende più affine, “tragico”, di un Bach o di un Mozart. In Beethoven vediamo la voglia di assoluto farsi religione del vero. Figlio di un tenore alcolizzato, trascorse l'adolescenza a suonare sulla viola, nell'orchestra di corte, la musica di Mehul, Grétry e Gossec. Anche nella sua orchestrazione, come nell'etnia, non c'è nulla di tedesco. Fu uno dei pochi compositori a vivere la sua intera esistenza come progressione verso l'assoluto. Ogni sua partitura è un mondo nuovo, da visitare con sguardo, ogni volta, rinnovato e diverso.

Questa biografia – confutando luoghi comuni, riesaminando da capo ogni partitura, combattendo appropriazioni nazionalistiche – vuole riportare Beethoven alla sua vera origine, e raccontare quanto ci sia di contemporaneo nella sua natura di esule, nido di contraddizioni, laboratorio per una sintesi tra i linguaggi. Nel suo carattere contraddittorio che ne fa il cantore di ogni moderna solitudine: il compositore per sempre nostro contemporaneo.

Al microfono di Alessandro De Rosa, Alessandro Zignani racconta la sua visione di Beethoven e alcune riflessioni contenute in questo suo ultimo libro edito da Zecchini Editore.

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