Foto-gallery: Jason Moran
JASON MORAN “Fats Waller Dance Party”
Jason Moran pianoforte e Fender Rhodes
Lisa Harris voce
Donvonte McCoy tromba e voce
Tarus Mateen basso elettrico
Daru Jones batteria
Una collaborazione RSI Rete Due - Città di Lugano, Dicastero Turismo & Eventi
Diretta radiofonica su RSI Rete Due
Fra le tante cose, il jazz è anche come un grande telescopio posto di traverso fra i vari momenti storici. Dal presente i musicisti osservano le cose del passato e ne traggono, come astrologi, auspici per le loro attività. Ma il telescopio può essere guardato anche dall’altra parte, per osservare i nostri tempi con l’occhio disincantato di chi si è già fermato per sempre. E dunque questo “Dance Party” ha una doppia valenza, parla di Fats Waller con la lingua di Jason Moran ma anche di Moran dalla prospettiva di Waller. I due pianisti sono separati da settant’anni abbondanti: quando Moran nasceva a Houston nel gennaio del 1975, il suo predecessore era già morto, tragicamente giovane, da 31 anni. Il che significa che il giovane texano ha appena trascorso la durata della vita toccata in sorte a Waller; forse per questo si è sentito in grado di affrontare la sua fenomenale figura, dopo aver anche constatato com’è difficile, in una così breve esistenza, acquisire una dimensione artistica così elevata da rimanere ben presente nel secolo successivo.
Certo, nel jazz, pochi hanno avuto questa capacità. Canzoni come Ain’t Misbehavin e Honeysuckle Rose scritte da Waller in pochi minuti, rimangono fra gli standard più abusati nelle jam session; altri temi fra le molte decine emerse da questa vera fabbrica di melodie, come Jitterbug Waltz o A Handful Of Keys (entrambi non a caso presenti nel disco che Moran ha dedicato a Waller, All Rise), sono entrati più tardi nel repertorio che conta, ma rappresentano anche invenzioni più profetiche e sconcertanti.
Waller, insomma, è un esempio di come si può essere sia in che out, creatori di grandi successi e sperimentatori arditi benché sorridenti. Proprio la quadratura del cerchio che sembrano cercare tanti talenti d’oggi, determinati a non soccombere alle leggi di un mercato sempre più virtuale (in tutti i sensi) anche se sono esauriti (fino alla prossima volta) gli slanci sperimentali più estremi. Jason Moran, fra questi talenti, è uno dei più interessanti. Non è un caso che nella sua discografia i richiami al passato, in particolare quello pianistico, siano costanti; prima del nome di Waller si sono incontrati quelli di Duke Ellington, Jaki Byard, James P. Johnson (il maestro di Waller…), Mal Waldron, Thelonious Monk, e per soprammercato anche di Schumann, Brahms, Webern, Nancarrow. A suivre…
Vedi anche: jasonmoran.com
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